lunedì 5 novembre 2012

I Ventotto della Magone



Sono ventotto, uno più uno meno, perché a volte qualcuno decide di lasciare Casa Magone a Luanda. Hanno regole da rispettare e orari. Vanno a scuola, giocano a calcio, lavano i panni, si rifanno i letti, piegano le loro cose negli armadietti. A volte si buttano dentro coni d'ombra nel piccolo cortile e sembrano abbandonati. Altre fanno la lotta per decidere il più forte. Si prendono in giro e si rispettano anche. Aspettano a mangiare che tutti siano seduti e che qualcuno li autorizzi a affondare la posata nel piatto e il pezzo di pane in bocca. 

Erano bambini di strada, ora sono bambini di "casa". Accolti in un centro fatto apposta per loro che si sono persi, un giorno nel loro passato, o sono fuggiti, oppure sono stati picchiati e abbandonati, perché portavano male o solo portavano il ricordo di un'altra donna nella casa di una matrigna cattiva. 

Sono 28 e tutti hanno vagato, a volte soli, altre in branco, per le strade della città, dormendo dove capita, mangiando quando capita, vivendo come capita, accettando elemosine fatte di spicci, di abbracci fugaci, di parole urlate, di schiaffi presi e dati. 

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