giovedì 20 febbraio 2014

Grazie Manusc per avermi ritrovata!



Accade in una città scintillante come Luanda di notte che, mentre esci da un locale dove era in corso l'inaugurazione di una mostra d'arte, un gruppo di bambini ti si avvicini all'improvviso facendo sbucare dal buio le loro faccine da cui spiccano solo il bianco degli occhi e dei denti.

Quando succede normalmente si sceglie di sbrigarsi a raggiungere la macchina, tanto più se in mano hanno una forbice e delle lattine tagliate, oppure di mettere mano al portafogli per dargli qualche spicciolo nella speranza che si accontentino e si allontanino in fretta.

A volte però, e ultimamente mi accade spesso, succede che dal buio, mentre intorno già sono circondata di bambini con i quali tento di parlare… perché per me altro non sono che "clienti" futuri di Casa Magone, qualcuno mi chiami per nome.

Ecco quel momento, quello in cui nella notte, mentre rincorro la mia vita fra un locale e l'altro, fra una cena e una mostra d'arte, sento pronunciare con una gioia mista a stupore "Francisca!", quello è l'unico, l'unico momento in cui mi sento davvero felice, perché so che c'è ancora qualcosa, qualche piccola cosa, che posso fare con quel nome.

Grazie Manusc per avermi ritrovata l'altra notte e per aver usato i due dollari che ti ho messo in mano per andare "de taxi" fino a Sambizanga, ancora
a Casa Magone, questa volte senza più scappare, spero!

venerdì 24 maggio 2013

Cercando la seconda laurea...


Alla Scuola delle cose rotte non si finisce mai di imparare. Mi domando se prima o poi, frequentandola, prenderò il diploma di "dottore presso l'Università della Strada". 

Don Gallo, pace all'anima sua, era Professore emerito presso una filiale della stessa Università, di cui si trovano sedi un po' in tutto il mondo, compreso dove uno non se lo aspetta, come a Stoccolma. Anche li, il ferro e fuoco di questi giorni ce lo stanno segnalando, ci sono poveri che vivono in strade povere, che anche se non sono sterrate è come se lo fossero.

Studiando, è piuttosto ovvio, si impara a riconoscere la materia di studio. Sarà per questo che ormai i miei professori, i meninos de rua, li riconosco a ogni latitudine con un colpo d'occhio. Facile! Commenterà lo scettico. Sono poveri, si vede subito che sono bambini di strada! 

Non è così. Loro passano a fianco della gente come ombre. Il loro spirito di sopravvivenza gli insegna come mimetizzarsi, così accade di incontrarli in un supermercato affollato o in una strada del centro, davanti a uno sportello di banca o ai lati di un ristorante, e di "attraversarli" come se fossero ectoplasmi. 

E' così, credo, che poi ti sfilano il portafoglio o il formaggio dalla busta della spesa o ti si parano davanti proprio all'ultimo istante, quando lo sportello della macchina sta per chiudersi e allora ti accorgi di loro che con gli occhioni da "pet" e la manina tesa, ti chiedono uno spicciolo e ormai non puoi far altro che darglielo.

Ecco io, da brava alunna, ora li vedo prima. Meglio, sono loro che mi inquadrano, anche in mezzo a una folla. Comincio a pensare che abbiamo lo stesso odore. Sono come cagnolini che annusano la mamma. Da giornalista a studentessa a mamma cagna il passo è stato così corto che ora quasi non ricordo l'altra vita. 

C'è così tanto da studiare con ognuno di loro che non credo mi basterà neanche questa di vita. Intanto prendo ripetizioni e chissà se prima o poi, dopo quella in scienze politiche, otterrò anche la laurea in "cose rotte che si riaggiustano"!



domenica 28 aprile 2013

A estrada para a vida: o sonho que se torna uma realidade para a criança de rua de Luanda



A estrada para a vida nao é so um projeto de um grupo de companheiros que acreditam num sonho, "o sonho de construir uma Angola mais digna, mais justa, onde cada criança e jovem tenha certeza do valor que ele pròprio incarna e possa sonhar e lutar para que suas ambiçoes e desejos se tornem realidade (Fulvia Boniardi - Voluntaria Vis em Angola)", mas è uma certeza, è algo em que acreditar.

A estrada, è aquela mesma que pega a criança abandonada, magoada de Luanda quando encontra os campanheiros desta viagem  "para a vida", os trabalhadores do VIS (Volontariato Italiano per lo Sviluppo), os Salesianos de Dom Bosco de Angola, os educadores e voluntarios e as instituçoes que fizerom tornar todo isso realidade, primariamente a Delegaçcao da Uniào Europeia em Angola e a INAC, Instituto Nacional da Criança. 


Ao longo desta estrada, hoje, depois quatro anos de trabalho, è possivel incontrar os meninos acolhidos nos Centros de Lixeira, Mota e KalaKala, mais também aqueles que ainda se encontram nas ruas de Luanda, a criança e os adolescentes mais vulneravéis, aqueles que precisam duma rede de protecçao social.

As estradas de Luanda sao cheias desta criança, destos jovens que vagueiam pelas ruas da cidade privados de tudo: familia, casa, estudo, amor, saude,…

"A pobreza e a esxclusào social em Angola - escrebe uma responsavel do projeto Tomasia Francisca Estevao Morais  - nào sao apenas resultados de 30 anos de guerra que o paìs sofreu, até mesmo as polìticas sociais que foram implementadas durante a colonizaçao e imediatamente apòs a independencia" elementos que de fato demonstram que a pobreza e a exclusào social jà estavam presentes. 

Hoje o Governo tem levado acçoes que visam melhorar as condiçoes e a qualidade da vida das crianças mas muito ainda è o trabalho que precisa fazer. 

Segundo os documentos oficiais as criança de rua sào em Angola um fenomeno dos anos 90, em particular do perìodo que começa com o reacender da guerra, em finais 1992. Em 2002, depois dez anos de guerra, ano em que foi assinado o acordo de paz, a nivel internacional, Angola era considerada "o pior Pais do mundo onde uma criança pode nascer". Na capital, Luanda, "a cada cem metros hà uma criança de rua, orfao ou mutilada de guerra" (Rélatorio UNICEF sobre a condiçao da Infancia em Luanda no 2002). 

Na cidade de Luanda, o KM-30, o Largo primeiro de Maio, o Mercado de Sào Paulo, o antigo mercado Roque Santeiro, assim como a rua dos Combatentes, o Parque dos Coqueiros, a Ilha e o Mercado dos Congoleses sào os locais onde normalmente encontram-se grupos de meninos. 

A idade dos meninos varia entre os 12 e os 20 anos. A maioria dos meninos sào naturais de Luanda, em particular dos bairros mais pobres mas uma boa percentagem vem das provincias como Malanje, Huambo, Bié.

As causas que fazem com que a criança saiam de suas casas para ir viver na rua sào varias: primariamente a desestruturaçao da familìa angolana, depois o fenòmeno sociocultural da fetiçaria

Muitos dos rapazes que vivem na rua foram "enxotados" de casa depois de terem sido acusados de fetiçaria e terem sofridos agressòes e maus tratos. O nivèl escolar destos meninos è muito baixo. Normalmente esta criança esta organizada em grupos. O consumo de drogas è comun nos meninos que vivem na rua.

Eles mesmos sào aqueles que encontraram "a estrada para a vida", projecto que utiliza a metodologia educativa salesiana, o sistema preventivo. Esto sistema foi escolhido pra este projecto e està a ser usado na abordajem com as crianças e os adolescentes vulneravéis e em risco.


mercoledì 20 febbraio 2013

Il violino di Leo



Leo ha la faccetta simpatica. Il sorriso largo, le sopracciglia ben definite, è tenero e furbo allo stesso tempo.

Lui era di quelli della Magone, che qui indica i meninos che nella casa di accoglienza ci vanno solo la sera a dormire per poi tornare al mattino sulla strada.  

Essere della Magone è come dire che sei uno "tosto", uno che non ha ancora mollato la strada, che dalla strada porta cose, da vendere in casa ai compagni della Margarida, quelli che invece al mattino restano in casa e seguono gli educatori nelle loro attività. 

Fuori si corre, si ruba, ci si droga e si spaccia, ma il fatto di tornare la sera è l'inizio del cammino.

Poi accade che quelli della Magone entrino nella Margarida, perché hanno capito che il giochetto di uscire e rientrare non li porta da nessuna parte.

Così anche Leo, che entrava e usciva e sembrava contento, un giorno uscendo ha visto che gli altri ragazzi andavano in classe ad ascoltare una volontaria suonare il violino

Per un istante è rimasto lì, dietro la porta, ad ascoltare. Questa cosa l'ha sconvolto, è scattato un clic nella sua testa. Forse Leo ha capito cosa si stava perdendo scegliendo la strada e ha chiesto ad Adjaime, il direttore della casa, di restare.

Ora Leo fa parte dei ragazzi che vogliono farcela. Oggi, mentre eravamo seduti in terra e mi teneva le mani strette perché gli avevo appena dato una caramella, Leo ha cominciato a raccontarmi la sua storia. 

Famiglia disastrata, padre che lo picchiava, la fuga in strada per salvarsi. Poi sulla Primero de Maio, la casa di questi bambini perduti, "chupava gasolina" e "fumava "djamba". 

L'ha fatto per quattro mesi. "Passa la fame, ti senti molle e stordito, poi quando cammini ti manca il respiro, senti i polmoni affaticati" racconta, fino al giorno in cui le note di un violino lo hanno portato fin qua!

martedì 19 febbraio 2013

La calma che conduce a Kala Kala

Il condongueiro che ha condotto i ragazzi da Luanda a Kala  Kala

Sono tornata alla scuola delle cose rotte e ho trovato che per 14 ragazzi che la frequentavano da qualche anno era tempo di partire.

Saliti sul condongueiro, sono andati a Kala Kala, 50 chilometri da Luanda, la loro nuova casa, dove studiare, giocare a pallone e imparare un mestiere.

I frequentatori di questa scuola, i meninos de rua, ragazzi spesso senza famiglia e sempre senza una casa, partono con una piccola mochilla, uno zainetto.  Dentro c'è tutto quello di cui un essere umano può avere bisogno per condurre un'esistenza dignitosa e nient'altro: tre camicie, un pantalone, un calzoncino, un completo da calcio, uno spazzolino da denti, una pasta dentifricia, una saponetta, dieci quaderni, un astuccio e la Bibbia.

Come sempre a questa scuola, che frequento senza pagare la retta, imparo più che all'Università di Roma dove la retta la pagavo, eccome! 

Nella mia di mochilla quando viaggio, infilo cose insulse che sempre mi sembrano essenziali e poi scopro, al rientro, di non averle usate.

Andati loro, restano nella Casa Magone-Margarida di Sambizanga, solo pochi meninos che appaiono smarriti. La mancanza dei compagni si legge sui volti ma parlarne è proibito. Qui il dolore, la paura, il dispiacere, la tristezza, non sono cose che si raccontano, vanno intuite, è una regola non scritta. 

Alcuni dei ragazzi partiti per Kala Kala
Così leggo sul volto di Alexi che gli mancano i compagni e su quello di Cristiano che occorre pazientare, il prossimo anno toccherà a lui.

Finchè incontro il volto di Garcia e fa paura. Ha un occhio nero e gonfio, una tempia sanguinante, un grosso cerotto sulla spalla. Gli chiedo cosa sia successo e con quella voce roca che solo i bambini di strada di qui riescono ad avere (insieme ai nostri fumatori di ottant'anni), mi racconta che è caduto dalle scale. 

Come fanno le bugie delle vittime ad essere uguali a Luanda, Londra, Roma e New York? Ecco qualcosa che accomuna chi è picchiato da un proprio caro o da un conoscente! 

La versione dell'espancamento, prende forme e colori diversi nel corso della giornata, fino a quando qualcuno mi dice che devo pazientare, che la verità verrà a galla. 

Qui si impara anche quella pazienza che in Africa è fondamentale per vivere, senza la quale non si va avanti e non si capisce nulla. Quella pazienza che è diventata un mantra nella mia testa "fica calma, Francesca" , spesso mi ripete la gente di qua.  Allora me lo dico anch'io, mentre scruto il volto di Garcia, entrato ora a Casa Magone, al posto di qualcuno andato a Kala Kala, "fica calma" che fra qualche giorno uscirà la verità e Garcia inizierà il suo cammino. 

 Alla scuola delle cose rotte con il tempo, con la preghiera e con l'intuito si arriva fino al verde di Kala Kala, dove con la calma, si impara a dare al proprio futuro una forma.

martedì 4 dicembre 2012

Aspettando il Natale



Aspettando Natale, mentre nel mondo accadono cose importanti e c'è fibrillazione ovunque si guardi, nel ricovero per meninos de rua Magone/Margarida la vita scorre "placida".

In questa casa, caduta come un pezzo di Lego rosso dalle mani di un bambino gigante nel bel mezzo di uno slam luandese, il  resto del mondo non è che un indecifrabile quadro astratto, un nebbioso sentito dire, una specie di miraggio smosso dal caldo.

Fino al minuto prima di mettere piede qui dentro credevo che la cosa davvero necessaria per una come me, una giornalista, fosse essere nel posto giusto al momento giusto, proprio lì dove la "storia" si svolge. 

Ancora una volta credevo di sapere tutto e invece scopro che a certe latitudini la storia che muove il mondo, le guerre, le crisi economiche, i tornado persino o i terremoti, non sono che quel battito di farfalla dall'altra parte di mondo. 


Da un posto come questo si scopre che le cose da raccontare stanno lì, dritte negli occhi di chi ti guarda con stupore perché dopo mesi non te ne sei ancora andato, non li hai lasciati come hanno fatto le loro stesse madri quando un giorno, distrutte o disperate o affamate, li hanno guardati per la prima volta con odio. 

Questi ragazzi sanno di se stessi che non meritano niente, perché dal disprezzo di una madre, dal rifiuto di un padre, dalle botte, dalle torture, dagli avvelenamenti da parte di chi li ha generati e avrebbe dovuto amarli, non nasce certo l'autostima, piuttosto la paura, la commiserazione di se stessi, l'autolesionismo, la disillusione. 

Chi sono loro per aspettarsi che qualcuno li consideri bambini veri, chi sono se non "porta sfortuna", "feiticos", piccoli esseri rifiutati dalle loro stesse famiglie? 

Ecco allora nascere lo stupore quando si accorgono che qualcuno li considera. Quello stupore, che a ogni incontro mi avvolge tutta, è la linfa stessa della vita. Quello stupore è la cosa preziosa da preservare, è il seme del loro futuro, è la famosa cosa da raccontare, è la mia personale, sensazionale, breaking news!

Waiting for Christmas




Waiting for Christmas, while important things are happening around the world and there is fibrillation everywhere, in the Magone/Margarita street children Shelter life goes on "peacefully".

In this house, fall like a piece of Lego from the hands of a giant child in the middle of a shantytown, the rest of the world seems an abstract painting, a foggy rumor, a kind of mirage trembled by the heat.

So far I figured the most important think for someone like me, a journalist, was to be in the right place at the right time, exactly where the "History" take place. 

Once again I was wrong! At these latitudes the world won't be moved by wars, economic crises, even tornadoes or earthquakes, which here looks like a butterfly beat.

From a place like this it early turns out that the stories to tell are straight into the eyes of those children while they are looking at you with a kind of surprise, because after months you are not yet gone, you haven't left them as their own moms did once, being despair, tired or hungry. 

These guys believe they do not deserve anything, because from the contempt of a mother, the refusal of a father, the beatings and the tortures from those who would have loved them, certainly doesn't come the self-esteem rather fear, self pity, self-injury, disillusionment.

Who are they to expect that someone will consider them as real children, who are if not "bad luck", "feiticos" rejected by their own families?

Here then is where the amazement born, when they realize that someone considers them. That wonder is the sap of life. That wonder is the valuable thing to be preserved, is the seed of the future, is my personal, sensational, breaking news!