Visualizzazione post con etichetta VIS. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta VIS. Mostra tutti i post

martedì 19 febbraio 2013

La calma che conduce a Kala Kala

Il condongueiro che ha condotto i ragazzi da Luanda a Kala  Kala

Sono tornata alla scuola delle cose rotte e ho trovato che per 14 ragazzi che la frequentavano da qualche anno era tempo di partire.

Saliti sul condongueiro, sono andati a Kala Kala, 50 chilometri da Luanda, la loro nuova casa, dove studiare, giocare a pallone e imparare un mestiere.

I frequentatori di questa scuola, i meninos de rua, ragazzi spesso senza famiglia e sempre senza una casa, partono con una piccola mochilla, uno zainetto.  Dentro c'è tutto quello di cui un essere umano può avere bisogno per condurre un'esistenza dignitosa e nient'altro: tre camicie, un pantalone, un calzoncino, un completo da calcio, uno spazzolino da denti, una pasta dentifricia, una saponetta, dieci quaderni, un astuccio e la Bibbia.

Come sempre a questa scuola, che frequento senza pagare la retta, imparo più che all'Università di Roma dove la retta la pagavo, eccome! 

Nella mia di mochilla quando viaggio, infilo cose insulse che sempre mi sembrano essenziali e poi scopro, al rientro, di non averle usate.

Andati loro, restano nella Casa Magone-Margarida di Sambizanga, solo pochi meninos che appaiono smarriti. La mancanza dei compagni si legge sui volti ma parlarne è proibito. Qui il dolore, la paura, il dispiacere, la tristezza, non sono cose che si raccontano, vanno intuite, è una regola non scritta. 

Alcuni dei ragazzi partiti per Kala Kala
Così leggo sul volto di Alexi che gli mancano i compagni e su quello di Cristiano che occorre pazientare, il prossimo anno toccherà a lui.

Finchè incontro il volto di Garcia e fa paura. Ha un occhio nero e gonfio, una tempia sanguinante, un grosso cerotto sulla spalla. Gli chiedo cosa sia successo e con quella voce roca che solo i bambini di strada di qui riescono ad avere (insieme ai nostri fumatori di ottant'anni), mi racconta che è caduto dalle scale. 

Come fanno le bugie delle vittime ad essere uguali a Luanda, Londra, Roma e New York? Ecco qualcosa che accomuna chi è picchiato da un proprio caro o da un conoscente! 

La versione dell'espancamento, prende forme e colori diversi nel corso della giornata, fino a quando qualcuno mi dice che devo pazientare, che la verità verrà a galla. 

Qui si impara anche quella pazienza che in Africa è fondamentale per vivere, senza la quale non si va avanti e non si capisce nulla. Quella pazienza che è diventata un mantra nella mia testa "fica calma, Francesca" , spesso mi ripete la gente di qua.  Allora me lo dico anch'io, mentre scruto il volto di Garcia, entrato ora a Casa Magone, al posto di qualcuno andato a Kala Kala, "fica calma" che fra qualche giorno uscirà la verità e Garcia inizierà il suo cammino. 

 Alla scuola delle cose rotte con il tempo, con la preghiera e con l'intuito si arriva fino al verde di Kala Kala, dove con la calma, si impara a dare al proprio futuro una forma.

martedì 4 dicembre 2012

Waiting for Christmas




Waiting for Christmas, while important things are happening around the world and there is fibrillation everywhere, in the Magone/Margarita street children Shelter life goes on "peacefully".

In this house, fall like a piece of Lego from the hands of a giant child in the middle of a shantytown, the rest of the world seems an abstract painting, a foggy rumor, a kind of mirage trembled by the heat.

So far I figured the most important think for someone like me, a journalist, was to be in the right place at the right time, exactly where the "History" take place. 

Once again I was wrong! At these latitudes the world won't be moved by wars, economic crises, even tornadoes or earthquakes, which here looks like a butterfly beat.

From a place like this it early turns out that the stories to tell are straight into the eyes of those children while they are looking at you with a kind of surprise, because after months you are not yet gone, you haven't left them as their own moms did once, being despair, tired or hungry. 

These guys believe they do not deserve anything, because from the contempt of a mother, the refusal of a father, the beatings and the tortures from those who would have loved them, certainly doesn't come the self-esteem rather fear, self pity, self-injury, disillusionment.

Who are they to expect that someone will consider them as real children, who are if not "bad luck", "feiticos" rejected by their own families?

Here then is where the amazement born, when they realize that someone considers them. That wonder is the sap of life. That wonder is the valuable thing to be preserved, is the seed of the future, is my personal, sensational, breaking news!

mercoledì 28 novembre 2012

Elogio della loro verità


I miei amici della Magone/Margarida, che ve lo dico a fare, ormai lo avrete capito, hanno più vita dentro di una bottiglia di Champagne scossa. Non riesco più a fare a meno della loro verità. 

Sono veri quando stanno male, così male che sembrano morti, perché qui quando il paludiamo se li prende, la febbre sale così tanto che a toccarli ci si scotta. 

Sono veri quando si vergognano. Cielo, avevo dimenticato cosa vuol dire provare quel sano, genuino imbarazzo nel mostrarsi, nel parlare in pubblico, nel salutare. Dov'è tanta spontaneità nel mondo che conosciamo? 

Sono veri quando piano piano ti si avvicinano e fanno quello che gli chiedi di fare e poi iniziano con le domande, su tutto. Perché loro di mondo conoscono solo il pezzo che va dalla strada al cassonetto dell'immondizia. 


Sono veri quando ridono e non è come con i nostri bambini che gli ridono anche gli occhi oltre alle labbra, qui si ride ma negli occhi resta un alone. Quello è cosa vera, che non si cancella.

Sono veri quando piangono e sono veri quando si prendono a spintoni. Sono veri quando abbassano il capo perché stai per lasciarli, ma non sanno come dirti che gli dispiace.

Sono veri, privi di orpelli, nelle loro magliette bucate, nei pantaloni strappati, che ogni volta si cerca di rattoppare e lo si fa più per sedersi in terra, che di sedie lì non ce ne sono, e stare insieme a parlare, che per vestire come si conviene.

Sono veri come nulla dal giorno in cui le mie figlie sono nate, ad oggi e la loro verità mi fa pesare sempre più questa vana, inutile menzogna in cui ci crogioliamo credendo di sapere tutto.